Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/188

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166 GUERRE PERSIANE

presa il presentarsi di Cosroe con tutta la truppa, il quale impossessatosi della città mandolla a fuoco e fiamma, distruggendola da imo a sommo. Questi poscia rispedì a Giustiniano l'ambasciadore Anastasio coll'incarico di narrargli ove si fosse accomiatato dal condottiero persiano.

IV. Dato il guasto alla città e fattine schiavi gli abitatori, Cosroe deliberò alleviare il costoro infortunio, nè saprei dire se preso da compassione, da avarizia, o da amore per una donna, il cui nome era Eufemia, ridotta insiem cogli altri alla servile condizione, ed in appresso divenutagli sposa; il perchè mandò offerendo per la somma di dugento aurei dodici mila prigionieri a Candido vescovo di Sergiopoli1, città del romano imperio, fabbricata sopra ad un suolo detto il Campo barbarico2, a settentrione di Sura, correndovi tra l'una e l'altra centoventisei stadj, e così nomata da quel Sergio celebratissimo tra cristiani; ed alla risposta del vescovo che mancavagli il danaro, limitossi a chiedere l'unica promessa di lui per mettere in libertà quelli infelici. E Candido si obbligò con grandi giuramenti di pagarne il riscatto nell'intervallo d’un anno, aggiugnendo che se violasse la convenzione di buon grado riterrebbesi debitore del doppio, e perderebbe il suo vescovato; molti però dei prigionieri, in cotal modo

    avea mura sì deboli, che non potè resistere a Cosroe nemmeno mezz’ora, e in un momento venne in potere de’ Persiani».

  1. (1) Di lei non rimane più vestigio alcuno.
  2. (2) Nomato Siffin dagli Arabi.