Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/191

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LIBRO SECONDO 169

dagli abitatori della Orocassiade1, imperciocché un'altissima rupe, di mezzana larghezza ed ascendente poco meno del muro, stavale di soverchio a ridosso. Comandò pertanto di scavarvi un fossato all'intorno, o di costruirvi sopra una torre, prolungando sino a quel punto le mura della città. Rifiutaronsi però gli architetti di por mano all’una o all’altra cosa, adducendo a loro giustificazione la ristrettezza del tempo ed il timore non venisse appalesato al nemico, di già alle porte, il più debole posto della città, e con esso il dove converrebbe assaltarla. Germano convintone si ritrasse dal suo prima divisamento, e nutriva speranza che d’ora in ora giugnerebbe da Bizanzio, l’esercito; ma lunga pezza attesolo indarno cominciò a disperarne, ed a paventare non Cosroe, sapendolo in Antiochia, venisse ad impadronitsi d'un imperiale nipote. I cittadini eziandio, travagliati dallo stesso triste presentimento, deliberando tra loro inefficace giudicarono ogni mezzo di antivenire sì grave disastro, fuori quello di rendersi propizio con danaro il duce nemico.

IV. Eglino adanque elessero Megas2 vescovo di Berea3, a que dì in Antiochia e uomo prudentissimo, ad implorar grazia da Cosroe. Questi partitosi e trovato l’esercito nelle vicinanze di Gerapoli4, si presentò

  1. (1) Dal nome del monte su cui erano edificate.
  2. (2) Magnum il traduttore latino Raffaelle Volaterrano.
  3. (3) Nome avuto dai Macedoni, e corrispondente al Chalybon dei Sirii, ed all’Halep de' moderni geografi. Scorrele dappresso il fiume altre volte Chalus, ed ora Koeie.
  4. (4) Gallipoli, con manifesto errore, si legge nella traduzione latina del Volaterrano.