Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/202

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180 GUERRE PERSIANE

sfatto Giustiniano, tuttochè rimordessegli l'animo d’esserne egli medesimo indirettamente l'autore. Nè questo suo malizioso ingegno fugli di ostacolo nell'occupare il trono persiano, togliendo la corona a Bazes, cui, se non privo d’un occhio, per l'età competea1 impossessatosi del regno trionfò di leggieri degli avversari suoi, e addivenne sempre più molesto all’imperio romano2.

III. Per le quali cose è mestieri conchiudere che la fortuna, quando vuole ingrandire alcuno, manda senza impaccio ad effetto i suoi piani non riguardando alle qualità personali, nè curandosi di operare indebitamente, o di soggiacere alle querele ed ai biasimi altrui, solo bastandole che i suoi voleri conseguiscano il pieno loro effetto3: ora torno al mio proposito.

  1. (1) V. lib. i, cap. 11.
  2. (2) Quanto d’animo perverso il dipinge Procopio, altrettanto di sublime talento nel governo della repubblica persiana e nell’arte della guerra ci viene rappresentato enfaticamente da Agazia; eccone le parole: «Morto Cavado nel quinto anno dell’imperio di Giustiniano, salì in trono Cosroe, autore di bellissime gesta senza numero . . . Egli diede lustro sì grande al viver suo da ecclissare la gloria di tutti i precedenti re persiani, non eccettuato Ciro figliuol di Cambise, non Dario di Istaspe, non Serse medesimo, al cui nobile ingegno nè il mare fu d’ostacolo nelle marce de' cavalieri, ne la sommità de' monti nel condurre dall'uno all'altro luogo il navilio. Lo splendor tuttavia delle sue azioni, e la magnificenza de’ suoi trofei non valsero a salvarlo da una morte funestissima, e più che indegna della gloriosa rinomanza meritamente acquistata con tante memorabili imprese» (lib. iv).
  3. (3) Annibale venuto a colloquio tra Zama e Naragara col-