Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/204

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182 GUERRE PERSIANE
CAPO X.
Segni della rovina di Antiochia. — Riflessione sopra gli imperscrutabili consigli del Nume. — Tempj conservati. — Discorso degli ambasciadori imperiali a Cosroe. — Querele del re. — Conferenza intorno alla pace, e sua conchiusione.

I. Che tale sinistro poi minacciasse Antiochia l’onnipotente Iddio avevalo agli abitatori di lei annunziato con alcuni prodigj, essendosi vedute, tra gli altri, le militari bandiere da gran tempo confiscate nel suolo volte all'occaso girarsi ad un tratto, senza opera di braccio mortale, a sol nascente, e quindi riprendere l'antica lor posizione1. Del che avvedutisi con istupore alcuni soldati, appalesarono il miracolo non terminate ancora a molti colleghi,ed insieme a Taturio2

  1. (1) Un simile portento e ben poco lunge da quivi narra Appiano essere a venuto a Crasso mentre guerreggiava il re de’Parti Orode (Guerre coi Parti). Dione Cassio il riferisce anch’egli con qualche rilevante differenza. «Ma io, direbbe Polibio, a siffatte assersioni degli scrittori di memorie in tutto il corso della mia Opera non posso a meno di contraddire, e d’esserne intollerante; perciocchè mi sembrano cose al tutto puerili e non solo aliene da ogni ragione di probabilità, ma eziandio dalla possibilità remote . . . . Nelle cose pertanto che tendono a conservare la venerazione del volgo verso la Divinità e da perdonarsi a certi storici se cotali miracoli e fole inventano, ma il a soverchio non è da compatirsi» (lib. xvi, § 12, traduz. del chiarissimo dott. Kohen).
  2. (2) Il Cousin leggeva Taziano.