Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/214

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192 GUERRE PERSIANE

VI. Venutogli di poi innanzi un cittadino d’Apamea per richiamarsi d’un guerriero che ingiuriato avea l'onore di sua figlia, e’ condannò il reo a morte; ma quindi vinto dalle preghiere del popolo fecegli apparentemente grazia, ordinandone in effetto con molta segretezza l'arresto; da qui tornato all’esercito levò il campo e retrocedette.


CAPO XII.
Cosroe, domandato ai Calcidesi danaro, valica l'Eufrate. — Re Augaro di Edessa, intrinsichissimo di Augusto ottiene con maraviglioso artifizio la permissione di tornare nel regno. — Scrive al figliuolo di Dio implorando salute. — Il quale ne accoglie i voti, ed assicuralo inoltre che Edessa trionferebbe ognora degli assalimenti nemici. — Giudizio di Procopio sulla verità di queste lettere. — Persiano istigato da tale grido assedia lor città, quindi si parte.

I. Cosroe pervenuto a Calcide, ottantaquattro stadj lontana da Berea, e dimenticatosi nuovamente di tutti gli accordi, mandovvi entro Paolo con intimazione ai cittadini, che ove non fossegli spedito danaro, e consegnato il governatore coll’intiero presidio cingerebbe lor mura d’assedio; i Calcidesi a tale annunzio, temendo inimicarsi l'uno dei due monarchi, risposero non avervi truppe nella città, occultando quelle in realtà ivi stanziate, ed inviarongli dugento aurei con sudore grandissimo raccolti. Di là il Persiano fermo nel proposito di non ricalcare le sue orme, valicato l’Eufrate, diede il guasto alla Mesopotamia: quindi co-