Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/217

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LIBRO SECONDO 195

inauditi miracoli, facendo sorgere in virtù della sua onnipotente parola i morti dalle tombe, ridonando la vista ai ciechi, mondando lebbrosi, raddrizzando zoppi, ed operando meraviglie superiori ad ogni potere della medicina e della natura. Il re informato di tutti questi prodigj dai viandanti di quella regione, e speranzoso di averne la salute, mandògli una lettera supplicandolo che, abbandonati gli sconoscenti giudei, passasse a vivere nel suo regno.

IV. Gesù risposegli di non poterlo visitare, ma che il sanerebbe; di più, come narra una popolare tradizione, renderebbe la città inespugnabile dai barbari. Gli istorici di que’ luoghi ignorarono la seconda parte della promessa, ma gli abitatori contendono pertinacemente che vi si leggesse nella scritta, le cui parole furono quindi a perpetua rimembranza scolpite nel fregio delle porte di Edessa; questa nondimeno obbedì col volger degli anni al Medo, il quale, senza aver ricorso alle armi per fame la conquista, riuscì a dominarla in grazia di tal circostanza che merita di essere brevemente qui riferita. Augaro al ricevere i caratteri del Salvatore fu libero da ogni male, e solo dopo una lunga serie d’anni, partendoci dalla miracolosa guarigione, pagò il suo tributo, morendo, alla natura. In allora il primogenito de’ figli, nefandissimo in tra tutti i mortali, asceso il trono manomise colle più orribili violenze i proprj sudditi, e poscia timoroso della romana vendetta implorò il giogo persiano; trascorso nondimeno assai tempo gli abitatori, discacciatone il presidio, rifuggirono di lor volontà al trono romano.