Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/218

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196 GUERRE PERSIANE


V. Io poi son di parere che Gesù non iscrivesse la prefata lettera, ma che gli Edesseni, posta la città loro sotto il patrocinio di lui, tenesserla ognora esente dai travagli d’un conquistatore nemico; ma poco monta checchè ne sia, o come altri la pensi.

VI. Cosroe dunque in grazia della mentovata tradizione fa d’avviso che v’andrebbe della sua gloria se non imprendesse a debellare quella città; ed a tal uopo giunto ad un borgo distante da lei un sol giorno di cammino e nomato Batne1, fece alto a fine di pernottarvi; la dimane partitone coll'esercito e marciato avendo, non pratico dei sentieri, tutto il dì, videsi colle tenebre nel luogo medesimo d’onde pigliato avea le mosse nella mattina, ed il simile accaddegli secondo alcuni per ben due volte. Corre parimente grandissima fama che pervenuto da ultimo avanti alla città fosse costretto da malattia a desistere dal premeditato assedio, ed a contentarsi d’inviarvi Paolo per averne danaro. I cittadini allora, sebbene ostentassero impotente ogni umano sforzo contro quelle mura, inviarongli dugento aurei per sottrarre dal furore persiano le adiacenti loro campagne.

  1. (1) Forse il nomato castello Batuense negli Edifizj (lib. ii)