Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/228

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206 GUERRE PERSIANE

a dimorare come in una rocca, ed a reggere pessimamente le cose di quel regno, vietando sino ai mercadanti la introduzione del sale e di frutti commestibili nella Colchide, o che ne venisse tratta derrata comunque, volendo egli essere l’unico arbitro d’ogni monopolio, il capo di tutte le officine, ed il solo a commerciare nella provincia, non giusta l’usanza, ma come vie più attagliavagli. Per la qual cosa i Lazj, non potendolo soffrire a governatore, divisarono sommettersi a Cosroe ed a’ Persiani, mandandovi a tal uopo nascostamente ambasceria con ordine espresso di ottenere dal monarca un giuramento che non renderebbe mai più all’imperio.

III. Giunti gli oratori de’ Lazj al cospetto di Cosroe proferirono queste parole: «Se v’ha esempio che sudditi comunque ribelli ai proprj monarchi per legarsi con uomini all’intutto nefandi, venissero poscia da un propizio fato, avvegnachè immeritevoli, riposti sotto il primiero dominio, tale ventura di presente, o re, speriamo riprodursi tra noi. I Colchi, a riandare le antiche vicende, furono già in alleanza coi Persiani, e molti erano gli scambievoli vantaggi di questa unione, come ne fanno certa fede più e più nostre scritte memorie custodite ora ne' tuoi regii archivj: nel trascorrere però de’ tempi, o da voi trascurati, o per qualsivoglia altro conto, mancando

    superiori nella guerra, parte de’ Persiani uccisa, parte fatta a prigioniera, atterrarono pienamente, perché se i barbari per avventura ritornassero, non potessero più d’essa servirsi a danno dell’imperio»