Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/242

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220 GUERRE PERSIANE

barbarico vigore nel difenderlo. Per la qual cosa il duce chiamati a consiglio i capitani manifestò loro i suoi pensamenti dicendo :

II. «L’esperienza di molte guerre, o commilitoni, fa sì che possiamo congetturare la nostra sorte futura, e scegliere deliberando il meglio. Sapete purtroppo i gravissimi pericoli d’un esercito, che in paese nemico lasciasi da tergo molti e forti luoghi da coraggiose truppe guardati; a tale ora siam noi, i quali inoltrando rischieremmo vedere alle nostre spalle genti uscite da Sisaurano e da Nisibi per travagliarci immensamente nelle gole e ne’ siti adatti agli agguati : potremmo di più incappare in altri barbari procedenti a sorprenderci di fronte, ed allora come a tutti resistere senza molto pericolare? che se noi avremo contraria la sorte delle armi vana sarà ogni nostra speranza di rivedere le patrie terre. Non ci lasciamo dunque precipitare da indiscreto coraggio nel cimento, guardiamoci dall’essere ministri di gravissime sciagure all’imperio con una disordinata brama di vittorie, e viviam certi che una sciocca audacia mena alla perdizione, quando un temporeggiar prudente é sempre apportatore di salute. Farmi quindi opportuno che noi rimaniamo all’assedio di questo forte, ed Areta co’ Saraceni vada alle città dell’Assiria, mostrandosi costoro quanto disadatti alla espugnazione delle mura, altrettanto prodi nelle scorrerie e nel guastare; darò eziandio loro alcuni de’ nostri bravi guerrieri: così e’potranno, saccheggiare da capo a fondo quelle contrade se di truppe sguernite, e se av-