Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/243

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LIBRO SECONDO 221

vengansi ad un più forte nemico tornare alla nostra volta e condurre a salvamento la vita. E pur noi, quando la Dio mercè avremo occupato il castello e deposto ogni timore per riguardo all’ Assiria, ci faremo con l’esercito, senza paventare dagli omeri insidie, al di là del Tigri ».

III. Il consiglio di Belisario fu giudicato saggio e prudente; laonde egli commise ad Areta di penetrare nell’Assiria co’ Saraceni, ai quali aggiunse mille e dugento astati sotto gli ordini di Traiano e di Giovanni cognominato Faga, entrambi chiari nell’arte della guerra, imponendo loro di obbedire pienamente al prefato duce; ordinò inoltre a costui di mettere a sacco ogni cosa, e di tornare poscia nel campo a riferire se incontrato avesse colà esercito alcuno. E quelli valicando il Tigri passarono sulla nemica regione, e trovatala fertilissima, da gran pezza tranquilla e senza difesa, riuscirono a predare molte castella riportandone grandi ricchezze1.

IV. Belisario in questo mezzo riseppe dai prigionieri nemici la grandissima carestia entro Sisaurano delle cose necessarie alla vita, non avendovi ricolta di vittuaglia come in Dara e Nisibi, dacchè fattosi improvvisamente il Romano ad assediarlo mancò il tempo d’introdurvene, e se dapprima ve n’era qualche poco,

  1. (1) Il Nostro venuto forse in oblivione delle cose qui scritte, narra altrove che Areta non eseguì il passaggio del Tigri «ritornato essendo senza laude al grande accampamento» (Storia Segreta, cap. 5).