Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/244

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
222 GUERRE PERSIANE

dessa, coll’aumentare il numero delle persone accorsevi per fuggire le truppe straniere, venne tosto, come vuoi ragione consumata : il perchè mandovvi Giorgio suo confidente ed uomo di molta prudenza per indagare l’animo degli assediati, e indurli a cedere mediante capitolazione il castello. Quegli obbedì, e con modi piacevolissimi e con ferma sicurezza della salute loro persuaseli ad abbandonare sè stessi e le guardate mura alla generosità del vincitore, il quale per siffatta guisa venutone al possesso le smantellò, concedendo agli abitatori, seguaci di Cristo nel maggior numero e di antica stirpe romana, libertà e sicurezza da ogni molestia. Mandò poi a Bizanzio il duce Belesmasche ed il presidio, che in progresso di tempo videsi combattere a pro dell’imperatore nella guerra contro i Goti d’Italia : a tali vicende soggiacque il castello de’Sisauranii.

V. Areta poi forte paventando non fossegli tolto il bottino dagli imperiali risolvè di non raggiugnere il campo loro, e per riuscirvi fece sembianza di mandare in esplorazione alcuni de’ suoi, commettendo occultamente loro di subito retrocedere coll’avviso, che i nemici in gran numero stavansi raccolti presso del fiume acciò noni non osasse valicarlo: per la quale menzogna egli potè consigliare Traiano e Giovanni di non tornare all’esercito, e di restituirsi battendo tutt’altra via nell’imperio; i duci, aderitovi e marciando coll’Eufrate alla destra, pervennero a Teodosiopoli città presso del fiume Aborra. Se non che Belisario e tutto il campo non sapendo più nuove de’ Saraceni concepironne gravi timori e sospetti.