Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/258

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236 GUERRE PERSIANE

l’ambasceria per conferire sulle condizioni della pace, ed a pregarlo che non guastasse il suolo romano, ma riguardasselo, passandovi, qual pertinenza di confederati suoi. Quegli rispose ne’ più gentili modi, e promettea secondarlo in tutto, purché fossegli mandato qualche ragguardevole personaggio in istatico. E Belisario al primo giugnere in Edessa inviogli Giovanni, figliuolo di Basilio, nobile e ricco sopra ogni altro della città, ma dispiacente assai di questa sua destinazione.

VI. Per tale evento il duce, ebbe grandissimi encomi dai Romani e parve loro eziandio più glorioso di quando menò prigionieri in Bizanzio Gilimero e Vitige e che tale si fosse il giudicheremo pure noi ove consideriamo che prima della sua venuta gli imperiali alla custodia di que' luoghi, paventando il nome stesso dei nemici, per ogni loro operare non sapevano che tenersi ascosi ne' luoghi muniti, e lasciavano porre a ferro e fuoco da non formidabile esercito le proprie terre; ma egli, sollecitamente accorsovi da Bizanzio, con debolissime truppe fiaccò l’orgoglio persiano mettendoglisi di contro a campo, e fe sì che il re, o impaurito della fortuna e del valor di lui, o da stratagemma gabbato, rinunziasse all'estendere più oltre le sue rapine e retrocedesse, coprendo la pusillanimità dell'animo suo coll'addurre a pretesto della improvvisa ritirata una finta brama di pace.

VII. Cosroe indi rinvenuta Callinico senza difesa entrovvi armata mano e con piena trasgressione delle promesse fatte, introducendovi l’esercito da una fortuita apertura nelle muraglie: conciossiachè i Romani demo-