Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/296

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274 GUERRE PERSIANE

IV. Gubaze intendendo la mala sorte de’Romani sotto Pietra ed alle gole non si ritrasse punto dalle bocche del Fasi dove riposto avea intieramente le sue speranze, fermissimo nel credere che i Persiani, sebbene riusciti a conservare quella città ed a vincere il passo della montagna, non perverrebbero mai a saccheggiare la Lazica mancando loro navilio da varcare un fiume assai largo e profondo, e rapido in guisa che le sue acque scaricatesi in mare e trascorsovi lungo tratto conservano tuttavia la dolcezza loro, a tanto che valgonsene i marinari per bevanda. Hannovi inoltre sulla ripa vicin dei Lazj molti forti, per impedirne ai nemici la navigazione e lo afferrare.

V. L’imperatore Giustiniano poi aiutò i Sabiri di danaro in osservanza della convenzione, e fece doni a Gubaze ed ai Lazj, avendo a questi dapprima spedito un altro grosso esercito, non giuntovi ancora, capitanato da Recitango, uomo trace, di prudenza somma, e peritissimo nell'arte della guerra; tai cose avvennero siccome ho narrato.

VI. Mermeroe dalle montagne, ver dove lo abbandonai in cammino, forniva con ogni sollecitudine a Pietra la necessaria vittuaglia, sapendo molto scarseggiarne que' suoi tre mila quivi restati di presidio; ma tale essendo la regione da sovvenire con difficoltà ai bisogni dell'esercito, forte di trenta mila combattenti, nè poter che ben poco aiutare i lontani, e’ giudicò miglior consiglio di ritirare dalla Colchide il più delle truppe, lasciandovene solo quante bastassero ad approvigionare discretamente l'antedetta città; fecevi pertanto rima-