Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/311

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LIBRO PRIMO 287

traggo dal crederli tutti dello stesso ceppo e dall'attribuirne la varianza de’ nomi alla celebrità de’ loro più valorosi condottieri. Cosiffatta gente abitava un tempo al di là dell'Istro, i Gepidi però, distaccatisi da quei luoghi, vennero di poi ad abitare i dintorni di Singidone e Sirmio1, ed altro suolo contiguo alle due ripe di esso fiume, dove anche presentemente hanno sede.

II. I Visigoti, de’ rimanenti, al primo uscire delle terre loro strinsero lega con Arcadio, ma trascorsi degli anni impugnarono le armi, violatori de’ patti, contro amendue gl'imperii, e messa a saccomanno la Tracia, capitanati da Alarico inondarono Europa2. Onorio stavasi in Roma tutto beato fra le dolcezze della pace al giugnergli la nuova della costoro venuta in Taulanzio3 con formidabile esercito; il perchè abbandonato di fretta quel cielo riparò a Ravenna, fortissima città

  1. (1) Città della Pannonia inferiore, secondo Tolemeo, e spesso ricordata da Antonino e da Plinio (Ist. Nat., lib. iii). Strabone dice: «Vicino a Segesta sono anche il forte di Siscia e Sirmio posti sulla strada che conduce in Italia» ( lib. vii, trad. di F. A.). Menandro Protettore lasciò scritto come ai tempi di Tiberio Anicio, il quale imperò dall’anno 577 dell’era volgare sino al 583, venisse ceduta per capitolazione a Baiano cagano degli Abari. È uopo in fine avvertire che male si legge in Stefano Sirmio de’ Peonj (Παιὁνιων, parte settentrionale della Macedonia) in vece di Sirmio de’ Pannonj (Παννονίων).
  2. (2) Anno 15 dell’imperio d’Onorio, e 419 dell’era volgare.
  3. (3) Ai moderni Tallandt, città della Macedonia presso a Durazzo e Piergo. Rispetto ai Taulanzj V. Strabone (lib. vii), Tolomeo e Plinio (St. Nat., lib. iii).