Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/313

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LIBRO PRIMO 289

l'indole a me nota del principe non consente che vi presti credenza. Quelle masnade non trovando opposizione inferocirono grandemente dappertutto, ed in ispecie nelle città poste a tramontana dell'antedetto golfo, non vedendosene più vestigia da qualche torre o porto all'infuori, e massacrarono vecchi, donne e fanciulli, senza commiserazione di età o sesso; e di vero la costoro mercè va anche oggidi l’Italia cotanto dipopolata. Ma è cosa ben più straordinaria che dopo avere predate immense ricchezze in Europa, rifuggissero, carichi de' pubblici e de’ privati tesori di Roma, nelle Gallie. Ora esporrò con quale ardimento venisse la città sorpresa.

III. Alarico, speso molto tempo nè bastatogli l'animo di soggiogare colla forza Roma, diedesi a combatterla con l'inganno, scegliendo all’uopo dall’esercito non meno di trecento giovani de’più valorosi e chiari

    «Queste cose furono da lui operate pel motivi dianzi addotti, e per cagione di Saro, goto pure di nazione, prefetto di poca gente (poichè comandava appena duecento o al più trecento uomini), ma però molto valoroso ed invincibile nel combattimento; ed avendolo i Romani attirato al loro partito, come ad Alarico contrario, questi giurò loro perpetua inimjcizia» (Traduz. di Sp. Blandi). Stelicone poi era stato eletto da Teodosio a tutore di Arcadio e di Onorio, avea unito in matrimonjo due sue figliuole (Termanzia e Maria) al secondo, ed avea intrapreso felicemente molte guerre a favore de’ Romanj. Se non che in fine per opera dell'ingrato Olimpio morì di spada, e l'uccisor suo Eracliano ebbe in premio di questa sceleraggine la prefettura dell’Africa.

Procopio, tom. I. 19