Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/320

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296 GUERRE VANDALICHE

gioniero Giovanni lo sentenziò al taglio della destra, a trascorrere obbrobriosamente su d’un asino l'ippodromo, e quindi al supplizio estremo.

III. Il novello imperatore dato così principio all'occidentale reggimento, e per troppa condiscendenza della genitrice Placidia uso ad una molle e dilicata vita, dirizzò la mente agli incantesimi ed alla giudiziaria astrologia, e che peggio ancora si è, a procacciarsi con molta accuratezza ed infamia il godimento delle mogli non sue, quantunque l'avvenenza della propria fosse ben lunge dal temere confronti. Le quali malvagità il ridussero codardo in guisa che non solo vennegli meno l’animo di riconquistare il perduto, ma dovè far senza l’Africa stessa, le cui vicende compiranno questo argomento.

IV. Viveano a que’dì Aezio e Bonifacio1, romani duci, primi nell’arte della guerra, e forniti di molto acume d’ingegno, e di altre non poche ammirabili prerogative, cosicchè potea dirsi non avervi un terzo dell'egual tempra nell'imperio, e tutta la virtù romana essere nei due concentrata; se non che discordavano tra loro intorno ai maneggi della repubblica. In questo mezzo Aezio vedendosi per opera di Placidia anteposto Boni-

  1. (1) «Bonifacio fu un illustre personaggio, e più volte pugnò e vinse molte barbare nazioni, ora con poche ed era con più truppe, e talvolta anche a singolar conflitto; e, per dir breve, egli in ogni modo liberò l'Africa da molte e varie nazioni barbare. Era inoltre uomo di giustizia amico e sprezzatore dell’oro» (Olimp., trad. di S. Blandi ).