Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/328

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304 GUERRE VANDALICHE

tra al di là del golfo Ionico, arrivassegli il seguente faustissimo augurio. Stanco omai dal lungo ed infruttuoso accerchiar quelle mura, intimò la partenza all’esercito per l'aurora del vegnente giorno; ed in effetto ai primi raggi mattutini pronti i barbari cominciavano a retrocedere, quando fu in cotal mezzo aocchiata una cicogna portar via per singolo i suoi pulcini da una torre ov’erane il nido, i quali non ancor destri al volo adagiavansi nel tragitto sul dosso materno, e così l’un dopo l’altro condurli a salvamento. Attila, di moltissimo ingegno nell'interpetrare gli auguri, considerato il fatto rivocò subito l'ordine della partenza, dicendo che l'uccello non abbandonerebbe indarno sua magione se non antivedesse minacciata di qualche gravissimo disastro la città dal Nume; e fu indovino, mirando poco stante cadere di per se la parte del muro che ricettava il nido, e con ciò aprirgliesi un varco, per mettervi a ferro e fuoco quanto eravi dentro; tali furono i destini di Aquileia.

VI. Massimo di poi estingue Valentiniano, e rimaso a que dì vedovo invaghisce d'Eudossia e vi passa a nozze; ma avendole confessato, tra i piaceri del talamo, che preso oltre misura di lei non seppe rattenersi dal

    città rimontando il fiume Natisone per lo spazio di circa sessanta stadj; e serve d’emporio a quelle fra le nazioni illiriche che abitano lungo l’Istro, le quali vi portano le produzioni marine e il vino che mettono in botti di legno su carri, e l'olio; e i Romani vi conducono schiavi, pecore e pelli. Questa città d’Aquileia è situata fuor dei confini degli Eneti» (lib. v, trad. di F. A.)