Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/34

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14 GUERRE PERSIANE

di sì maraviglioso candore e sorprendente grossezza. Un cane marino però di straordinaria mole, preso da grandissimo diletto nel rimirarla, seguivane dì e notte il pesce, e quando più reggere non poteva agli stimoli noiosissimi della fame, iva in traccia di preda lungo quelle acque, tornando subito dopo a bearsi nella vista del suo caro oggetto. Un pescatore, la tradizione prosegue, osservolli, ma intimorito dal cane seguace mancavagli l’animo d’intraprendere un che su lei. Divisò tuttavia andare con tale riferta al re Perozo, e questi similmente invaghitosi di possederla, studiossi con molte promesse e lusinghe indurre colui a tenderle insidie; il quale non potendo resistere a sì forte domanda: «Mio re, disse, l’uomo pur troppo ama le ricchezze, ma vie meglio la vita, e di lei ancor più la prole, in grazia della quale spoglio affatto di timore brava ogni cimento. Io spero in fe mia di vincere il cane e di tornare innanzi a te con la perla, e riuscitovi menerò certo nell’opulenza il resto della vita, imperocchè, essendo tu il re de’ regi, ho fiducia riportarne generoso premio; e dato pure che non ricevessi guiderdone alcuno, riputerei sempre condegna mercede l’aver fatto servigio al signor mio: se poi il mio fato renderammi vittima del mostro, la tua bontà saprà sdebitarsi co’ miei figliuoli della perdita del genitore. Di tal guisa trarrò dalla morte stessa vantaggio, nè avrai tu minor gloria di liberalità, mercè che adoperandoti a pro loro ti appaleserai il mio grandissimo benefattore, non avendovi più sinceri benefizj di quelli renduti alla memoria d’un trapassato,