Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/344

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318 GUERRE VANDALICHE

ch’erasi procacciato l'odio universale contaminando tutta la sua vita di gravissime colpe.

V. Zenone tornato in trono si mostrò dapprincipio grato ad Armazio, ma concependone poscia qualche sospetto gli diede morte1. Rilegò parimente nel rigor del verno Basilisco e la moglie e la prole in Cappadocia con divieto espresso di fornir loro vesti e cibaria, riducendoli barbaramente in poc’ora a perdere, tra gli scambievoli abbracciari e pianti, la vita2; in cotal modo l'usurpatore pagò il fio di sua tirannia; ma queste cose è d'uopo riferirle ad un’epoca posteriore.

VI. Gizerico del resto, quantunque gabbato dall’ambasceria di Maggiorino, teneva in punto numerose forze per resistere ai Romani; non si venne però alle armi in grazia d’un accordo, senza limiti per la durata, fatto con Zenone, e pienamente rispettato non meno da costui sino alla morte, che dai successori suoi Anastasio

  1. (1) «Armazio, che colla moglie di Basilisco giaceasi pervenne ad un alto grado di potenza, ed il comando gli fu anche affidato di una guerra contro Zenone suscitatasi; ma poi per opera d’Illo ( un mago di Zenone giusta Suida ) ed in forza di certe condizioni, si volse al suo partito, e seppe tanto insinuarsi nell’animo di Zenone, che vide nominate Cesare il suo figliuolo Basilisco; nulla di meno poco tempo dopo fu tagliato a pezzi, ed il suo figlio, da Cesare che era in prima, divenne uno dei lettori in Blacherne» (Candido Is.)
  2. (2) «Quindi Basilisco, depresso dai sediziosi si rifuggì nella chiesa insieme con Zenonide sua moglie, e co’ suoi figli; ma di là tratto fuori per frode di Armazio, fu relegato in Cappadocia, e poi ucciso con tutta la sua famiglia» (Candido Is.)