Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/356

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
330 GUERRE VANDALICHE

d’arrivarvi ? che vedrai correre quasi un anno prima di saper dell’esercito ? e che eziandio trionfatore dei barbari non potrai contare sul dominio dell’Africa sinchè Italia e Sicilia ubbidiranno ad altri padroni ? Ne guardi poi il cielo da sciagure in quel cimento, sendo che allora i rotti accordi attirerebbonti il nemico nel cuor dell’imperio. Sa l’uomo saggio antivenire i mali, e pentesi lo stolto dell’operato al provarne le triste conseguenze. Guardati adunque dal mettere il piede in fallo non ponderando lungamente la cosa, e non rinunciare al vantaggio sommo che si procaccia chi attende la opportunità del tempo ».

II. L’imperatore dopo questo parlar di Giovanni parve meno fervente alla guerra; se non che poscia un vescovo orientale venuto in Bizanzio e chiestagli udienza espose : che Iddio col mezzo di notturna visione comandavagli di presentarsi a lui e rimproverarlo d’empietà perché senza motivo alcuno avea posto dall’un de’lati la pia risoluzione di liberare i cristiani d’Africa dalle mani dei barbari: che però dandovi opera e’ concederebbegli il suo potente aiuto nel ricuperarne il dominio. Giustiniano udito il sogno fece, non potendo più vincersi, approntare sollecitamente l’ esercito, dandone a Belisario la capitananza, e fornilo di vittuaglia e di navi.

III. In que’giorni medesimi un tal Pudenzio indigeno africano, ribellatosi dai Vandali presso la città di Tripoli, mandò all’imperatore nunziandogli che se venisse con prontezza aiutato di truppe soggiogherebbe di leggieri tutta la regione; e Giustiniano di botto fe partire