Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/380

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356 GUERRE VANDALICHE
CAPO XV.
Belisario arringa l'esercito. — Entra per accordo a Siletto , (città). — Indirizza ai Vandali le scritte loro da Giustiniano. — Procede in buon ordine coll'esercito. — Si procaccia l'amore de' popoli colla disciplina rigorosa delle sue truppe. — Gilimero commette a suo fratello Ammala la morte d'Ilderico e degli affini di lui rinchiusi nelle prigioni cartaginesi.

I. Col venturo giorno Belisario udito che parecchi guerrieri ivano scorrazzando la campagna e rubando le frutta, mandò tosto a punirli, e quindi raccolto l'esercito disse : « Ell' è mai sempre turpe e detestabil cosa, perché alla giustizia contraria, l'usar violenza ed il pascersi dell'altrui; oggi però di tali colpe addivenir possono funestissime in guisa da vie più dovercene astenere per gli effetti loro, che non, se fosse lecito il proferirlo, per amore della giustizia stessa. E sallo Iddio che l'unica mia speranza nel condurvi sopra questi lidi era di conciliarmi tanto i naturali suoi abitatori, quanto faceva mestieri perché addivenissero in grazia nostra disleali e molesti ai Vandali, dopo di che non avremmo più temuto scorrerie, o sofferto disagio comunque. Voi al contrario sì operando quasi li affezionaste agli Africani, e rendeste noi tutti i costoro nemici, essendo legge di natura che gli offesi abborriscano gli autori de' tollerati mali. Come dunque anteporre alla vostra salvezza ed alla copia d'ogni bene pochissimo danaro, con che potete mai