Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/392

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368 GUERRE VANDALICHE

tanto lo spavento degli animi romani; e forse bastava ch'e' s'avviasse a Cartagine per trucidarvi le truppe di Giovanni, sorprendendole quando piene di sicurezza mettevano a bottino la campagna: avrebbe di più salvato la città e fatto suo in poco d'ora l'intiero nostro navilio, togliendoci cosi ad un tratto ogni speranza di vittoria e di ritorno alle patrie terre. Disceso in vece dal poggio con lentezza, e veduto al primo calcar della pianura il cadavere del fratello abbandonossi al dolore, e tutto diedesi a rendergli onorevolmente gli estremi uffizj; perduta di questa guisa la bellissima occasione di avvantaggiarci non poté mai riaverla. Belisario per lo contrario mostratosi ai fuggitivi rimiseli tosto in ordinanza, e molto sgridolli di lor codardia; avute quindi precise notizie della morte di Ammata, del trionfo di Giovanni e del luogo della pugna, muove di volo ad incontrare i Vandali, che sopraffatti all'improvviso ed alla rinfusa, cederono all'impeto degli assalitori, molti riportandone morte, e il resto procacciandosi con disperata fuga modo allo scampo. La notte divise i combattenti, ed i barbari lasciata la via di Cartagine e le terre della Bizacene d'onde erano venuti, piegarono verso Bula1 dal lato della Numidia. Giovanni ed i Massageti furono a Decimo nella sera, e stanziaronvi, preso ognuno a narrare le sue avventure, sino alla dimane con noi.

  1. (1) Buta e Bada secondo altri testi. Luogo d'incerta situazione.