Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/394

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370 GUERRE VANDALICHE

questa guerra, e condannati a morire nel giorno stesso in cui a Decimo fu spento Ammata. Se non che il carceriere udita la sconfitta de' barbari e vedendo la flotta al di qua del promontorio entrò a que' miseri, privi dall'epoca di lor prigionia d'ogni consolante novella e tra quelle miserie in aspettativa sempre della morte, e richieseli qual somma e' darebbero per tornare in libertà e tutti ad una voce risposero: non avervi danaro sufficiente a guiderdonare un tanto benefattore. Colui replicò bastargli il giuramento di assisterlo com'ei potrebbero il meglio nel grave pericolo che andava ad incontrare per essi, e la cosa ebbe effetto. Il guardiano adunque fe loro manifesta la rotta de' Vandali, ed aprendo le finestre volte al mare poseli in istato di riconoscere le nostre navi; quindi al momento spalancò il carcere, e i detenuti abbandonarono in sua compagnia quell'esecrando luogo.

III. Le truppe che aveano in custodia i vascelli affatto ignare dell'operato dall'esercito in terra, ammainando le vele spedirono ad Ermea per saperne, bramose di togliersi da quella molesta incertezza. Conosciute pertanto le felici avventure de' colleghi, giocondissimi ripresero con prospero vento la navigazione, pervenendo in brev'ora a soli cencinquanta stadj da Cartagine. Qui Archelao ed i soldati volevano dare in terra, ma non v'acconsentirono i nocchieri dicendo pericolosissimo il lido, e fondato il timore che sopraggiugnesse tra poco una tempesta, nomata Cipriana1

  1. (1) Lo storico dà la spiegazione di questo nome al § 3 del capo seguente.