Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/402

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378 GUERRE VANDALICHE
CAPO XXI.
Taglia di Gilimero sopra le teste de' romani soldati — Valore di Diogene — Mura di Cartagine ristaurate da Belisario.

I. Gilimero, sendo Belisario padrone dell'Africa, tirò i costei villani dalla sua, e col danaro e co' bei modi persuaseli ad ammazzare tutti i romani soldati a cui s'avvenissero, promettendo un aureo di guiderdone per ogni testa che fossegli presentata. E quelli accopparono molti dell'imperiale esercito, non però guerrieri, ma bagaglioni e saccardi, tendendo loro insidie mentre che vedevanli sbandati ne' villaggi d'intorno a raccorne preda, e portandone i capi spiccati dall'imbusto al Vandalo ricevevano la promessa mercede, tenendo costui gli uccisi veri soldati e non già servi di truppa.

II. Fra questo mezzo Diogene, lancia a cavallo di Belisario, fe azione meritevole di ricordanza. Egli mandato con ventidue cavalieri pavesai ad esplorare il nemico arrivò in tal villaggio posto a due giornate di cammino dalla capitale; i terrazzani lo seppero, né credendosi ben forti per assalirli di per sé, rendonne avvertito Gilimero, il quale subito vi spedisce trecento scelti cavalieri, perchè venissero arrestati e condotti al suo campo vivi. E però sorprendente come riuscisse colui alia testa di soli ventidue pavesai a torsi d'impaccio in virtù del seguente artifizio. I Romani raccoltisi in certa casa vi passavan dormendo le ore notturne