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| 380 | GUERRE VANDALICHE |
soli due cavalieri si sottrasse al nemico; e’ tuttavia non ne uscì senza sangue avendo riportato una ferita nella mano sinistra, che gl’impedì l’articolazione del dito mignolo, e tre nel collo e volto, per le quali non guari dopo venne a morte.
III. Belisario poi, come accennavamo prima d’ora, rivolto ogni suo pensiero al restauramento delle mura vi spese molto danaro cogli operai; scavatovi inoltre al di fuori un grandissimo fosso, lo munì di palancato e di fitti cancelli, portando a termine tutto il lavoro in così breve tempo da farne le meraviglie persino gli abitatori. Gilimero stesso quando fu condotto prigioniero in Cartagine approvò d’assai quell’opera, e non potè a meno di condannare la sua trascuratezza, ripetendo apertamente da lei tutte le sofferte sciagure.
CAPO XXII.
I. Il già da me ricordato Zazone[1] fratello di Gilimero sgarate coll’armata di mare le acque della Sardegna fece scala in Carali, ed avuta subito la città uccise il tiranno Goda e tutti i contrarj al vandalico reggimento; quindi all’udire le navi di Giustiniano apportate nell’Africa, senza però conoscerne gli ottenuti vantaggi, scrisse in questi termini al fratello: «Sappi, o