Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/414

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390 GUERRE VANDALICHE

brobrio uguale a quello che uomini generosi appariscano di sè stessi minori non adoperando secondo il cuor loro? e massime quando i nemici e per la incertezza degli avvenimenti, e per la memoria de’tollerati disastri essere debbano meno andare di quanto appalesaronsi nelle passate battaglie: imperciocchè al mirare la fortuna contraria inviliscono gli animi abbandonati da lei, e tanto basta ad appianare la via della servitù. E mestieri altresì aggiugnere che motivi ben più gravi de’precedenti armanci ora le destre; e il se vero, se per ventura la prima giornata campale non si fosse riuscita conforme ai nostri voti ne avremmo a tutta somma riportato l’unico male d’una fallita conquista, mentre che adesso impugnamo il ferro per conservare il nostro; quanto più lieve calamità adunque il non fare nuovi acquisti che non il perdere i già fatti, di tanto maggior importanza de’ trascorsi estimar dobbiamo l’imminente aringo. Che se l’aspettazione della vittoria è forte stimolo a pugnar da prodi chi può mai avvantaggiarci in essa, protetti dal favore del Nume, ed in istato di schierare l’esercito intiero? Laonde se privi di fanti mettemmo in rotta il nemico vie meglio ne trionferemo ora, fanti e cavalli insieme. Non vi lasciate pertanto sfuggire la opportunità di terminare la guerra sinchè sia in voi il farlo, ne vogliate indugiare, memori che la fortuna trascurata una volta prontamente abbandona per sempre, e che disdegna lo stesso Nume ogni negligenza nel trarre profitto de’ beneficii suoi. Quanto in fine non andrebbe errato chi supponesse ora il Van-