Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/420

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396 GUERRE VANDALICHE

parteciparono alle imprese romane, entro sè ruminando le già narrate cose, non furono ora attelati in campo coll'esercito imperiale. Tra' Vandali i chiliarchi presiedevano ai corni, ciascheduno alla testa delle sue truppe, e nel centro vedi Zazone fratello di Gilimero, e dopo lui i Maurusii. Lo stesso Gilimero scorrendo per ogni dove a cavallo animava ora questi or quelli a combattere da prodi; fece di più comando alle truppe che non adoperassero nell'imminente pugna né aste né arma comunque, dovendosi tutti valere delle sole spade.

II. Mentre che i due eserciti indugiano sotto le armi nessuno volendo cominciar la battaglia, Giovanni ordinato da Belisario travalica il fiume con pochi scelti, e primo si gitta in mezzo ai nemici; Zazone lo arresta, il combatte, e fattogli dar volta lo incalza; i fuggenti riparano all'esercito, ed i Vandali persecutori temono oltrepassare quelle acque. Belisario di nuovo impone a Giovanni di assalire Zazone con maggior copia di pavesai; va il duce ma è costretto voltargli una seconda volta le spalle. Non di manco riviene al terzo cimento con ben tutte le lance ed i pavesai del capitano, con la costui insegna e con ischiamazzo e rumore grandissimi. I barbari coraggiosamente resistono qualche tempo con le spade loro, e dura la zuffa ostinata ed incerta sinché non mordono il suolo molti de'più forti e valenti tra essi, ai quali presto tien dietro lo stesso Zazone fratello di Gilimero. Avanza allora ad un tratto l'intiero esercito romano e spignendosi con ardore, varcato il fiume, a quella parte mettevi in apertissima rotta le truppe, che fuggendo trascinan prontamente