Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/421

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LIBRO SECONDO 397

seco il nerbo loro. I Massageti dichiararsi della vittoria, giusta il premeditato disegno, unisconsi ai vincitori per incalzare di compagnia i vinti; fu però breve la faccenda, conciossiachè i Vandali raggiunte le proprie trincee rimaservi tranquilli, ed i Romani credendo arduo cimento lo sbrancarli di là, spogliati i morti ricchissimi d'oro, tornarono agli steccati. Sommò la costoro perdita in tutta quella giornata men di cinquanta guerrieri, ed al nemico mancaronne ottocento.

III. Belisario medesimo al calar delle tenebre marciò con tutta la fanteria verso gli steccati de' Vandali, e Gilimero vedutolo approssimarsi con si grande caterva, montato di nascoso in arcione, senz'articolar parola o comando pigliò fuggendo col parentado e con pochissimi servi la via della Numidia. Il fatto rimase qualche tempo occulto alle truppe già piene di costernazione e spavento, ma quindi appalesatosi e comparso di contro il nemico, gli uomini vanno a rumore, strepitano le donne, urlano i fanciulli, e trascinando tutti le suppellettili ed i preziosi ornamenti seco, abbandonansi a gara e senz'onta veruna, per dove hanno il destro, alla fuga. In questo mezzo i Romani penetrati nel campo vandalico spoglio di gente predanvi il danaro ed ogni altra ricchezza; seguendo poscia le tracce de'fuggitivi sino al nuovo giorno quanti ne rincontrano di età virile danno a morte, e menan seco prigionieri i deboli per eta e sesso. Tanto poi fu il contante ritrovatovi, che mai non ebbevene copia eguale in luogo alcuno, imperciocchè i Vandali unitamente ad altri oggetti preziosi avevano trasportato cola il bottino raccolto