Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/464

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440 GUERRE VANDALICHE

nemico, fortificossi laddove meno temeva una sconfitta. Questo monte, dieci giornate di cammino lontano da Cartagine, e sopra quanti io ne sappia esteso, volendovi tre dì a trascorrerne con veloce passo la circonferenza, e malagevolissimo e privo di sentieri per ascenderlo; giunto però alla sua vetta rinvieni deliziosa pianura e campi ricchi di frutta il doppio maggiori d’ogni altro della medesima specie prodotto nell'Africa. Quivi finalmente giacea un castello senza presidio, non credutosi ciò necessario dagli abitatori, i quali da che tolsero ai Vandali l’Aurasio non ebbero più a sostenere guerra alcuna, nè motivo di paventare molestie. Egli avevano eziandio atterrato dai fondamenti la città di Tamuga1, posta dalla banda orientale del poggio e sul cominciar del piano, fattala prima evacuare dagli abitatori, acciocchè il nemico nelle sue intraprese non vi riparasse per battere il monte. Oltre di che possedevano i Maurusii dal lato occidentale una fertile ed ampia regione, abitata da altri di loro, cui signoreggiava Ortea, uno di quelli che ribellati dai Vandali seguirono le parti di Salmone e de’ Romani come prima d’ora scrivea; e rimembrami avere udito da lui medesimo che uom non abitava la sua regione, ma era ai tutto spoglia di coloni; se non che procedendo oltre tornavano a comparire pochi mortali, non però nereggianti all'ordinaria foggia de’ Maurusii, ma di bianchissima carnagione e bionda chioma.

III. Salomone di poi, guiderdonati splendidamente i

  1. (1) Tamugade, secondo altri testi.