Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/47

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LIBRO PRIMO 27

quivi egli con maravigliosa pazienza sopportava i disagi del caldo e del freddo, cibandosi di pochi legumi, e passando talora novero di giorni in perfetto digiuno. Sendo così la bisogna parecchi Eutaliti nel battere la campagna vedutolo, diedersi a trargli d’arco, ma lor mani al tenderne la corda rimaservi come attaccate, e prive affatto di moto. Sparsosi nell'esercito il grido di tanto miracolo e giunto sino all'orecchio del re, questi volle esserne spettatore, e quasi di se per maraviglia uscito pregò Giacomo che perdonasse ai barbari, e l'uom santo con una sola parola tornolli al possesso delle mani loro. In premio di che il monarca fecegli promessa di consentirne ogni domanda, e nella vana supposizione di udirsi a chiedere non più che danaro, iva follemente ripetendo che obbligavagli sua fede nel compiere la inchiesta. Quegli per lo contrario non implorò che la salvezza di quanti camperebbero al suo eremo, e n’ebbe la conferma per via di regale patente; laonde molti de’ cittadini, divulgatasi entro le mura di Amida la grazia, ne approfittarono serbando così la persona e gli averi. Tali cose proponevami narrare di Giacomo.

II. Cavado intanto proseguiva l'assedio travagliando in più luoghi le mura d’Amida cogli arieti, il cui urto reprimevano gli assediati interponendovi fortissime travi; né cessò dal batterle che al mirar vano ogni suo sforzo, rimanendo esse dopo replicati attacchi quali appresentavansi dapprincipio; tanta era la solidità loro. Dimessa perciò l'inutil opera altra ne sostituì, inalzando un cavaliere che dominasse le torri. Gli Amideni al-