Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/48

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28 GUERRE PERSIANE

lora presero anch’egli a scavare disotto al nuovo artifizio traendone, senza dare il menomo indizio al di fuori, grande quantità di terra; cosicché il nemico libero da ogni sospetto ascendeva il cavaliere, e da quivi pertinacemente molestava la città. Se non che al ragunarvisi tal altro giorno truppe in copia maggiore del consueto, esso in un subito profondò, avvolgendo nelle rovine quasi l’intiero novero de’ sostenuti guerrieri. Il Persiano sbigottitosi pel tristo accidente deliberò sciogliere l’assedio, facendo bandire a’ suoi la partenza col dì venturo. In quella però gli Amideni vedendo svanito ogni loro pericolo diedersi ad oltraggiare il nemico, e sin di alcune meretrici giunse a tale l’orgoglio che, alzate lor gonne, mostrarono al re quanto vuole onestà si tenga celato; alla qual cosa i maghi fecero istanza a Cavado di contraddire l’andata, essendo per essi l'avvenuto un segno certo che gli assediati appaleserebbero dell’egual modo tra brev’ora quanto aveano di più recondito là entro.

III. Dopo qualche giorno di fatto un Persiano osservato non lunge da altra delle torri l’ingresso d’un ipponomo, che noi diremmo capanna di pastori da cavalli, superficialmente chiuso al di fuori, venuta la notte da solo tornatovi affrancollo, e giunse per esso al di là delle mura; quindi ai primi albori corse ad informarne Cavado, il quale con le tenebre della prossima notte fecevi trasportare copia di scale, e dietro a queste marciava egli stesso con piccola mano de' suoi. Qui la fortuna dichiarossi tutta in prodigioso modo a favor dei Persiani, imperocché la torre contigua all'ipponomo era in quel tem-