Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/471

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LIBRO SECONDO 447

l’ancora e navigato stadj trecento e’ pervennero a Messua porto de’Cartaginesi; allora Salomone, vedendosi al tutto fuor di pericolo, inviò Martino a Valeriano e ad altri romani duci nella Numidia, pregandoli che cercassero ad ogni patto di richiamare parte della soldatesca da sì ostinata congiura alla fede e benevolenza del suo imperatore. Scrisse parimente a Teodoro di pigliare le redini del governo cartaginese, e di reggerlo come giudicherebbe del caso. Dopo di che navigò con Procopio alla volta di Siracusa, volendo personalmente informare Belisario di tutti gli africani scombugli, ed esortarlo a tornar subito colà per gastigare le infedeli truppe dell’avere a torto offeso il proprio monarca.

C A P O XV.


Cartagine assediata. — Ribelli in fuga. — Aringa di Belisario. — Altra di Stoza. — Il duce romano cacciati i barbari torna in Sicilia. — Stoza corrompe le truppe imperiali e manca di fede ai costoro duci.

I. Intanto che Salmone operava tali cose i ribelli messa a guasto Cartagine ed usciti a campo in Bulla eleggonsi a duce uno Stoza, cavaliere astato di Martino1, arditissimo e quanto altri mai esperto nel maneggio degli affari, acciocché potesse costui, balzando via tutti i

  1. Quasi l’ultimo de’soldati, e piccolo cliente del duce Martino è nomato da Jornandes (De regnorum ac temporum successione).