Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/472

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448 GUERRE VANDALICHE

governanti ligj dell’imperio, dominare l’ Africa intiera. Ed egli alla testa di ottocento1 armati senza interporre indugi si ridusse contro la capitale, più che agevol impresa opinando il mettervi l’assedio chiamò poscia in suo aiuto tutti que’ Vandali che o erano fuggiti sulle navi da Bizanzio, o non vollero dapprincipio seguire le parti di Belisario, o stavansi celati, ovvero in dispregio del niun conto loro ottenuto aveano il permesso di rimanere in Africa; al quale invito forse mille tra’ più vicini passarono immediatamente sotto le sue bandiere : oltre di che schiavi in gran numero vennero pur essi ad offrirgli i loro servigi. Arrivate queste truppe a breve intervallo da Cartagine il condottiero fece ambasceria a’magistrati della città esortandoli ad aprire le porte se bramassero andar liberi da ogni sciagura. Ma quelli e Teodoro concordemente risposero che ben guarderebbonsi dal fare ciò, sendo loro debito il serbar fede all’imperatore. Inviarongli eziandio Gioseffo , personaggio di chiari natali, domestico di Belisario, segretario della guardia imperiale e di fresco arrivato a Cartagine per non so quali faccende. Questi con supplichevoli parole cerca indurlo a non proseguire tuttavia nella rivolta, ed a cessare da cotanta ostinazione; ma Stoza uditone appena il discorso troncagli la vita, e cinge d’assedio quelle mura : al terribile esempio i cittadini sopraffatti dallo spavento volevan sottrarsi da maggiori traversie spalancando le porte al nemico. Di tal guisa imperversavano gli africani destini.

  1. (1) Otto mila secondo altri testi.