Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/478

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454 GUERRE VANDALICHE

contrarlo, bramoso di far battaglia prima che giugnessero colà nuovi aiuti.

VII. Al suo arrivo gli eserciti schierati di fronte stavano attendendo il segno della pugna, quando Stoza di per sé procedendo ver la nemica ordinanza diressele queste parole: « A torto, o prodi, vi accingete a combattere gente della vostra nazione , con voi cresciuta, e che stanca de’ mali e delle offese onde voi stessi partecipaste, deliberò guerreggiare l’imperatore in vendetta delle tolerate violenze. Non vi ricorda forse il nessun guiderdone offerto ai vostri sudori, venendovi sia negate le spoglie nemiche e gli stessi premj dovuti per legge marziale a tutti coloro che da forti portaronsi nelle battaglie ? Di essi bensì altri godono, appropriandosi l’intiero frutto della vittoria, e tenendo voi in luogo di schiavi. Che se il vostro sdegno, qualunque siane la cagione, ha me per iscopo, trafiggete pure questo mio corpo standomi a ciò apparecchiato, ma vadan libere da cotanta sciagura le mie truppe ove poi non abbiate odio meco, giunta è l’ora che voi stessi concorriate a difendere i nostri comuni diritti ». Le truppe romane lodato il costui parlare incontanente salutaronlo con molta benivolenza, ed i loro duci si ritrassero, mirandosi diserti, nella chiesa di Gazofili. Ma Stoza uniti i due eserciti e condottili a quel santo asilo, persuase ai rifuggiti con promesse di vita a diloggiarne; questi però uscendone furon tutti ad un suo cenno trucidati.