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| 472 | GUERRE VANDALICHE |
II. E poichè furono entrambi negli ottenuti reggimenti i cosiddetti Leucati[1] Maurusii vennero con forte esercito presso alla gran Lepti[2], stanza di Sergio, divolgandosi colà per ricevere i consueti doni e raffermarsi confederati di Roma. Il governatore, dato ascolto al consiglio del tripolitano Pudenzio (di già ricordato siccome colui che dal principio di queste guerre vandaliche avea stretto lega con Giustiniano[3]) fe alloggiare le truppe ne’ sobborghi, ed accolse in città settanta de’ più cospicui duci, mostrandosi urbanissimo in tutto seco loro e rendendoli sin partecipi della sua mensa. V’ha nondimeno chi fa scopo dei barbari in quella venuta un insidioso tentativo contro la vita di lui; checchè ne sia eglino parlamentando un giorno alla sua presenza e richiamandosi di molte offese riportate dai Romani, aggravaronli ben anche di avere saccheggiato le messi e le campagne loro. Dalle quali accuse ristucco il governatore alzossi dalla scrauna per ritirarsi, ma uno di essi afferratane la clamide obbligavalo a rimanere tra loro. Principiato così un altercar vivissimo gli altri tutti sorgendo il circondano, ma tali de’ cavalieri di Sergio sguainata la spada feriscono a morte l’audace ritenitore della clamide: all’inatteso colpo va tutta la casa in iscompiglio, ed accorse le guardie massacrano quanti eranvi barbari, sol uno