Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/504

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480 GUERRE VANDALICHE

non guari dopo, essendo per arrivare Giovanni con grande caterva di mancipii. Gli Adrumetini gabbati ( non volendosi mover dubbio sulle parole d’un capitano ) corrono a spalancar loro la porta, i quali valicatone il limitare e sguainate d’improvviso le occulte spade tennero aperto l'ingresso a tutto l'esercito, che seguivali ben da vicino. I Maurusii al primo entrare in città diederle il guasto, e poscia affidatane la guardia a poca truppa se ne andarono con Dio. A tale sorpresa quanti de’ Romani poterono campare, cimento non malagevole coi barbari, tennero la via di Cartagine, avendovi Imerio e Severiano di questo numero; molti altresì presero volontariamente a seguire le parti di Stoza.

II. Trascorsi pochi giorni tal sacerdote avente nome Paolo e direttore di non so che spedale, manifestò ai più ragguardevoli cittadini la brama sua di venire in Cartagine, sperando ritornarne ben presto con un esercito, laonde pregavali che stessero apparecchiati ad aprirgli nel farsi indietro le porte. Commendata la proposta egli si calò dalle mura, e per la via del mare su d’una barchetta giunse a Cartagine, dove approdato informò Sergio di quelle vicende, e chiesegli ad un tempo soldatesca per liberare Adrumeto. Invano però supplicatone il duce, non volendo questi scemare il cartaginese presidio, limitossi da ultimo a chiedergli una scorta di ben pochi guerrieri, ed ottenutine forse ottanta, divisò con essi rendere la pariglia ai barbari. Prezzolate adunque molte barche ed altro sottil navilio riempielo di gente marinesca e del contado, abbigliata tutta alla militar foggia, e con essa inoltratosi ad Adrumeto, mandò pri-