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Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/60

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40 GUERRE PERSIANE


VI. Dopo di che i Persiani stanchi del lungo pugnare contro gli Unni fecero con l’opera di Celere e di Aspendio una tregua di sette anni coll’imperatore[1], e quindi i capitani d’ambi i popoli vennero indietro cogli eserciti. Così ebbe fine questa guerra, dalla quale passeremo a narrare gli avvenimenti delle Porte Caspie.


CAPO X.

Descrizione delle Porte Caspie. — Ambazuco le offre a prezzo all’imperatore Anastasio, il quale rifiuta di accettarle. — Morto Ambazuco Cavado ne usurpa il dominio. — Anastasio converte in città il borgo Dara, e gli dà il nome suo. — Cinge di mura Teodosiopoli.

I. Il monte Tauro[2] di Cilicia estendesi in prima nella Cappadocia e nell’Armenia per quindi trascorrere i cosiddetti Persameni, Albani ed Iberi, ed ogni altra gente, sia libera o soggetta al trono persiano, che portane il nome, occupando vasto terreno e s’allargando ed elevandosi in affatto straordinario modo. Passate le frontiere dell’Iberia vedi un sentiero angustissimo, che dilungatosi ben cinquanta stadj mette ad un poggio scosceso, inaccessibile, e dove non s’appresenta allo sguardo uscita, fuorichè una gola, opera della natura, nomata da tempo assai remoto Porta Caspia[3]. Al di

  1. Anno dell’era volgare 510.
  2. Su di questo monte V. l’Ortelio, Thes. Geograph.; Arriano, Spediz. di Aless., tom. i, lib. v; Curzio, lib. vii, § 11.
  3. Queste porte, dette altrimenti ed a miglior titolo caucasie, vennero nomate Caspie dai Romani, allorchè guerreggiando nel-