Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/82

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62 GUERRE PERSIANE

mano, non maggiore di venticinque mila combattenti, e di contro ad una sterminata falange di quaranta mila Persiani, i quali ammirandone la bella disposizione non sapevano da che banda attaccarlo rimanevansi quindi gli uni e gli altri inoperosi.

V. Così andarono sino al meriggio le cose, quando spiccatasi dal corno sinistro parte della cavalleria persiana mosse ad assalire Buze e Faras, obbligandoli a piegare alquanto, non cimentandosi però ad incalzarli temendo essere inviluppati. Laonde i fuggenti rioccuparono ben presto il perduto terreno, ma il nemico credé opportuno di ritirarsi per aggiugnere i suoi: ed i Romani eziandio tornarono al primo lor posto. Nel badalucco giacquero estinti dieci 1 Persiani, ed il vincitore ne spogliò i corpi.

VI. Or mentre i due eserciti sotto le armi tenevansi in riposo, un giovinetto persiano venne oltre chiedendo se alcuno degli imperiali bramasse tenzonare seco lui da solo a solo: infra tutti però non fuvvi che un servo di Buze, nomato Andrea, cui desse il cuore di accettar la disfida. Questi, non soldato né pratico dell’arte guerresca, era stato maestro degli atleti in Bizanzio sua patria, e seguiva le truppe coll’incarico di accudire ai bagni del padrone. Egli, diceva, fu il solo che senza verun comandamento accettasse il proposto aringo. Ed a compierlo intanto che l’altro occupavasi del come ferire, ritto sen corre a lui, e lasciatogli un colpo di giavellotto sullo stomaco il getta di arcione, lo at-

  1. (1) Altri testi dicono sette.