Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/86

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66 GUERRE PERSIANE

cuzione di quanto vergaste nel foglio, se questo fossemi capitato da ogni altra banda anzi che da voi, o Romani, i quali, spacciatori di belle parole e pronti ognora a confermarle co’ più sacrosanti giuri senza poi darvi carico veruno che rispondanvi le opere, ne costringete a tenerci sotto le armi per non addivenire il continuo zimbello di cosi neri inganni. Riponete dunque ogni vostro pensiero nella guerra essendo noi risoluti di morirvi, o incanutire, combattendo, il crine, sinchè non otteniamo giustizia di quanto ne spetta». Belisario replicògli: «Male a te si conviene il presumer cotanto e l’offenderci con vani rimbrotti. È vero, a non dubitarne, che tra poco avrem qui l’ambasciadore Rufino, ed il tempo manifesterà la sincerità delle nostre parole: ma sè nondimanco tu prosegui bramare con tanta ostinazione la guerra, ne vedrai in buona ordinanza pronti a combatterti. E ci lusinghiamo avere dalla nostra Iddio, compiacendosi egli dell’affetto che portiamo alla pace, ed abborrendo in te l’orgoglio nel rigettarla. Oltre di che ordinandoci alla battaglia appiccheremo in cima delle nostre bandiere ed i giuramenti ed i violati accordi». Ed il mirrane: «I nostri Dei non ci abbandoneranno tampoco in questo cimento. Sotto i loro auspizj noi col venturo giorno vi sfidiamo alla pugna, dopo la quale entreremo vittoriosi in Dara: siaci pertanto quivi apprestato il bagno ed il pranzo». Belisario adunque, ricevuto il foglio, si dispose a far giornata.

III. Perozo il dì appresso al comparir del sole ragunò le truppe ed aringolle dicendo: «E a noi ben