Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/96

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76 GUERRE PERSIANE

sedendo sterili terre e selvaggi costumi provvedeva alla sua vita col furare su quel de’ Romani, avvegnaché l’imperatore dessegli annualmente qualche danaro per istoglierlo dalle rapine; ma curantesi ben poco de’ suoi giuramenti egli discendeva sino al mare a far preda sull’altrui, pronto ed improviso scorrazzandone il paese, e riparandosi quindi immediatamente ne’luoghi suoi: di leggieri in vero e’ toccava delle sconfitte venendo sorpreso nella campagna, ma non arrendevasi mai prigioniero, favorito dalla malagevolezza de’ luoghi. Riuscì non pertanto a Sitta1 di romperlo dapprima in battaglia, e poscia conquistarlo co’buoni trattamenti; dopo il qual tempo e’ ridusse a miglior forma il duro e strano modo di vivere, abbracciò i dommi evangelici, ed arrolatosi tra’ Romani divideva seco loro i disagi della guerra. Tanto proponevami riferire de’ Zani.

VII. Oltrepassate le costoro frontiere trovi altra vallea quanto profonda e piena di scoscii, altrettanto abbondante di popolazione, di uve, e di ogni maniera di frutta; ella é pressoché tutta ligia all’imperio, ed il resto giace entro i confini della Persarmenia. Quivi erano miniere d’oro, ed il re avevane dato il governo ad un nazionale detto Simeone.

VIII. Questi all’accendersi di giorno in giorno vie più la guerra tra gl’imperiali ed i Persiani s’avvisò frodare il monarca del tributo dovutogli per le miniere. Al che meglio fare propose ai Romani di seguire le

  1. (1) Negli Edifizj costui vien chiamato Tzita, e detto maestro della milizia.