Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/145

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LIBRO PRIMO 135

C A P O XXIX

Vitige anima i Gotti alla battaglia. — Da principio i Romani vincitori. — Quindi sconfitti.

I. Dell'antedetta guisa i Romani apprestaronsi al combattimento. Vitige poi comandato a' Gotti di armarsi, lasciando nelle trincee i soli cagionevoli, impose alle truppe di marcia che si rimanessero nel campo di Nerone, e custodissero con diligenza il ponte per non venire da quella parte molestati; raccolti quindi gli altri a parlamento proferiva loro tali o simiglianti parole: « Avvi per ventura tra voi chi opina paventar io del regno, e per siffatto motivo essermi fin qui mostrato d'una singolare umanità, ed esortarvi ora con lusinghiere parole ad entrare pieni di coraggio in questo aringo; né tal foggia di pensare in fe mia si disconviene alle umane menti accostumati essendo i codardi a mostrarsi piacevoli ed affabili verso coloro de' quali hanno mestieri, sebbene di molto più umile condizione, ed a trattare orgogliosamente chi non ha mezzo di giovarli. Io in cambio considero un vero nulla la perdita della vita e del regno, contentissimo di spogliare oggi medesimo questa porpora quando altri de' Gotti abbia da ornarsene; e reputo più che beata la morte di Teodato, il quale spento dai proprj sudditi lasciò loro in pari tempo e vita e reame; conciossiaché all'uomo sano di mente, di qualche conforto nelle domestiche sciagure il non intramettervi le genti sue. Ed appena volgomi col pensiero al-