Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/151

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LIBRO PRIMO 141

con grande tumulto le porte, negavano d'accogliere i fuggitivi per tema non il nemico ad uno penetrassevi entro. Quanti adunque rimasero al di fuori, valicata la fossa, teneansi tutti trepidanti cogli omeri appoggiati alle mura, più non sapendo che si fosse valore: né sebbene lo avessero voluto potean respignere i loro avversarj inoltrantisi e pronti a guadagnare l'opposta sponda del fossato, mancando molti tra essi d'aste, infrante nella battaglia e nella fuga, tutti poi si affastellavansi gli uni cogli altri che non aveavi assolutamente mezzo di trattare l'arco. I Gotti dapprincipio animati dallo scarso numero di guerrieri su'merli proseguivan la pugna nella speranza di uccidere quanti escludevan dalla città, e di fugare l'interno presidio : ma vedute in appresso cinte le mura da una folta corona di soldati e di cittadini caddero di cuore, e profferite mille imprecazioni contro il nemico voltarono le spalle : la battaglia pertanto appiccata agli accampamenti loro ebbe termine al fossato ed alle porte di Roma.