Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/234

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224 GUERRE GOTTICHE

albergare, e quivi uccisi nel tempo del riposo venivan da esse divorati. Alla fin de’ conti l’ospite decimottavo sul procinto d’essere fatto in brani è voce che destatosi e giunto scaltramente ad ottenere dalle donne la confessione di sì atroce delitto dessele entrambe a morte; così va la fama. Non pochi fortemente stimolati dalla necessità di cibo gittavansi sull’erba ovunque la rinvenissero, e col ginocchio a terra adoperavansi a tutto lor potere divellerla dal suolo. Ma incapaci di compiere in simigliante guisa a motivo della somma debolezza i proprii desiderii, ivi stesso cadendo sulle mani passavan di questa vita. Nè aveavi chi procacciasse di seppellirli mancando braccia per iscavare le fosse. Nessuno degli uccelli tuttavia soliti a pascersi di cadaveri volava a lacerarli col becco, nulla più avendovi da solleticare lor gola, dalla fame consumate in essi, come scrivea, tutte le carni. Sin qui della fame.


CAPO XXI.

Martino ed Uliare comandati di soccorrere Milano temporeggiano al Po. Ripresi da Paolo con pungente discorso. Lettere di Martino a Belisario, e di Belisario a Narsete. — Mundila esorta vanamente i suoi a non darsi al nemico. Miserando sterminio di Milano.

I. Belisario avvertito dell’assedio posto da Uraia e dagli altri barbari a Milano vi spedì Martino ed Uliare con molte truppe, i quali pervenuti sino al Po, fiume distante un giorno di cammino da quella città, e piantatevi le tende consumarono assai tempo nel deliberare