Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/235

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LIBRO SECONDO 225

sul passaggio di quelle acque. Venuta la mena all’orecchio di Mundila vi spedisce un romano di nome Paolo, il quale giunto inosservato dal nemico alla riva del fiume, nè trovatavi barca si trasse le vesti da dosso e valicollo a nuoto con molto pericolo; quindi arrivato al campo de’ suoi vi tenne il seguente discorso: «Operate, o duci Martino ed Uliare, contro il dovere e l’onor vostro, i quali pervenuti qui all’uopo di salvare apparentemente l’imperiale repubblica, procacciate col fatto accrescere la potenza de’ Gotti. Conciossiachè e pe’ violenti assalti del nemico e per la negligenza vostra giace Milano con Mundila e colle romane truppe in gravissimo pericolo; Milano forse la prima di tutte le italiane città per grandezza, popolazione e ricchezze; propugnacolo di più eretto a guarentire tutto quasi direi il nostro imperio dalle offese de’ Germani e degli altri barbari. Ommetto di qui esporre l’immenso danno apportato da voi all’imperatore, non consentendo il tempo a più lunghi discorsi, ma pressandoci ad arrecare prontissimo aiuto a quelle mura sinchè ne rimane raggio di speranza in tale cimento. E dover nostro, lo ripeto, il trarre fuori colla massima sollecitudine dal pericolo i Milanesi, ed un solo momento che indugiate darete noi tutti in preda a crudelissimi supplizj, e contaminerete voi stessi della colpa di aver tradito ai nemici le imperiali truppe, nomandosi rettamente, a parer mio, traditore non solo chi apre le porte agli avversarj, ma con eguale ed anche maggior diritto chi po-

Procopio, tom. II. 15