Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/236

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226 GUERRE GOTTICHE

tendo soccorrere ad amicissime genti strette d’assedio preferisce la propria quiete e sicurezza al combattere, mostrando coll’opera di abbandonarli interamente alla balia degli assediatori.» Paolo disse queste cose, e Martino ed Uliare lo accommiatarono con la promessa di tosto seguirlo. Quegli tenutosi celato nuovamente al nemico entra di notte tempo in Milano ponendo in isperanza tutti, presidio e cittadini, e con ogni sua possa animandoli alla fedeltà verso l’imperatore.

II. L’infingardaggine poi non fece movere le troppe di Martino, le quali indugiando la partenza loro di dì in dì lasciano trascorrere gran tempo, e il duce a fine che la colpa non ricadessegli sopra mandò lettera di questo tenore a Belisario: «Ci hai qui diretti per sovvenire gli assediati in Milano, e con somma prestezza, giusta i tuoi ordini, siamo giunti al fiume Po; ma all’esercito vien meno il coraggio di valicarlo, informato che immense schiere di Gotti ingombrano la Liguria, seco pur menando grandissimo numero di Burganzioni1, co’ quali tutti e’ ne sembra non poterci da soli cimentare. Il perchè essendo nell’Emilia Giovanni e Giustino ti preghiamo che ordini ad entrambi di pigliar parte con noi in questa lotta. Ed in fe’ di Dio che aiutati dalle costoro armi potremo con tutta nostra salvezza menare strage del nemico.» Tale si era il contenuto del foglio, e Belisario lettolo commise a’ mentovati duci l’unirsi a Martino

  1. Borgognoni.