Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/238

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228 GUERRE GOTTICHE

barche necessario al travalicare delle acque. Se non che una malattia sopraggiuntagli indugiò le imprese.

III. Intanto che Martino temporeggiavasi al passamento del fiume e Giovanni attendea gli ordini di Narsete, prolungatosi lunga pezza l’assedio, quelli entro la città erano a tale ridotti per inopia di vittuaglia che molti non isdegnavano mangiar cani, sorci ed altri animali abborriti in prima per cibo dell’uomo. I Gotti poi inviati oratori a Mundila esortalo ad un arrendimento con promessa che né a lui né al presidio verrebbene il minor danno. Il duce accoglieva la proposta sempre che ne andasse salva per patto col presidio ben anche tutta la cittadinanza; ma osservato di poi che i nemici, sebbene legatisi per fede seco e colle truppe, molesterebbero a non dubitarne sino all’ esterminio i Liguri, da cui sentivansi gravemente offesi, raguna i suoi a concione, e cosi loro favella : « Se mai furonvi di quelli che preferirono ad un turpe vivere onorata morte, anteponendo un sepolcro glorioso ad una vituperevole esistenza, di tali io bramerei che pur voi ora vi mostraste, e che l’amore di protrarre alcun poco questa mortale carriera non vi stimolasse a proseguirla disonoratamente, e contro la disciplina di Belisario, dalla quale di continuo ammaestrati spereremmo invano di poter senza colpa andar privi di coraggio e d’un prontissimo animo ad incontrare perigli. A quanti entrano in questo mondo va innanzi in universale necessità di morire al giugnere della fissata ora, se non che le più volte gli uomini discordano tra loro per rispetto al genere