Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/272

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262 GUERRE GOTTICHE
CAPO XXIX.
Giustiniano manda ambasciadori di pace a Vitige. Convenuti gli accordi Belisario si rifiuta di apporvi il suo nome, e raccolti a parlamento i duci sconsiglia la pace. — Offertogli l’imperio di Occidente dai Gotti finge accettarlo, ingannali ed entra in Ravenna. — Fa prigioniero Vitige. Occupa Tarvisio ed altri luoghi.

I. Presentaronsi in questo mezzo gli ambasciadori imperiali Domnico e Massimino, senatori ambedue, pronti a conchiudere siffattamente la pace : Vitige, serbatasi la metà del regio tesoro, signoreggerà la traspadana regione e l’imperatore avrà l’altra parte delle ricchezze, ed un tributo annuo da tutti i Cispadani. Gli ambasciadori comunicate le lettere di Augusto a Belisario trasferironsi in Ravenna, dove i Gotti e Vitige saputo il motivo di lor venuta promisero del miglior animo di segnare gli accordi ai suindicati patti. Se non che Belisario informatone diede nelle furie, di malissimo voglia comportando che per lui condotta la guerra a tale da conseguire agevolmente una piena vittoria, e menare Vitige prigioniero in Bizanzio, ora e l’una e l’altro venissergli impediti; né tornata l’ambasceria da Ravenna presso di lui volle apporre suo nome agli accordi. Il perché i Gotti diedersi a credere frodolenta l’offerta di pace avuta dai Romani, ed a formare sul conto di essi ben gravi sospetti; quindi protestarono apertamente che se il convenuto a que’ di non venisse autenticato dalla mano e con giuramento