Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/278

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268 GUERRE GOTTICHE

rinchiudesse armi nemiche. I Gotti poi, nessun eccettuato, prefetti di questi luoghi immediatamente dopo gli accordi trasferitisi presso di Belisario vi fermarono lor dimora; se non che Ildibado, autorevole personaggio e comandante il presidio di Verona, avendo inviato all’uopo stesso ambasceria al supremo duce, il quale tenevane seco la prole rinvenuta in Ravenna, disdegnò portarsi da costà, e soggiacere al servaggio, mercé d’un avvenimento che giovami di tosto esporre.


C A P O XXX.
Chiamata di Belisario a Bizanzio. Uraia eletto monarca dai Gotti persuade loro che offrano il regno a Ildibado. — Questi, accettatolo, ne dispone a pro di Belisario, il quale con singolare modestia e lealtà non vuole saperne.

I. Di tali duci del romano esercito calunniarono presso dell’imperatore Belisario come aspirante alla tirannide, ed Augusto non già che prestasse fede a siffatte menzogne, ma vedendo imminente la guerra persiana tosto lo richiamò per conferirgli la capitananza dell’esercito destinato contro quel regno, e commise la salvezza dell’Italia a Bessa, a Giovanni e ad altri duci; ordinò eziandio a Constanziano di passare dalla Dalmazia a Ravenna. Per tali novitadi ed i Gotti a dimora in questa città, e quelli di là dal fiume Po, udito l’ordine imperiale risguardante Belisario il tennero da prima lievissima cosa, fermi nel cuor loro che il duce mai più avrebbe anteposto al trono d’Italia la fedeltà promessa al suo monarca. Ma quando furonne palesi gli appresta-