Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/327

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LIBRO TERZO 317

di lui fu in ogni sua parte diligentemente compito. Il re de’Gotti, informatone, pronto v’accorra con molte truppe, cerca d’impossessarsene, e consumatovi assai tempo intorno, vedendola impossibilità di espugnarla retrocede privo affatto di riuscita al campo innanzi ad Aussimo dove nessun de’ Romani più non osava cimentarsi co’ nemici, ma tutti sbigottivano rinchiusi entro le mura. Belisario spedì similmente a Roma due sue lance, Artasire, di schiatta persiana, e Barbacione trace, i quali unitamente a Bessa doveano attendere alla difesa della città, e guardarsi bene dal fare sortite contro il nemico. Totila poi ed il suo esercito sapevoli che Belisario era loro molto inferiore di forze statuirono di tentare anche i più muniti luoghi, e traportato con questo intendimento il campo nell’Agro Piceno tra Fermo ed Ascoli, vi cinsero d’assedio l’uno e l’altro luogo. Col verno terminò l’anno decimo di questa guerra da Procopio scritta.


C A P O XII.
Belisario scrive chiedendo aiuti all’imperatore. — Giovanni sposa la figlia di Germano. — Totila conquista Fermo, Ascoli, Spoleto ed Assisi. Tenta Perugia e ne fa mettere a morte il comandante, ma quel presidio all’imperatore devoto costringe i Gotti a ritirarsi dalle sue mura.

I. Belisario non avendo come sovvenire agli assediati mandò in Bizanzio Giovanni nipote di Vitaliano, riportatane dapprima con gravissimo giuramento la promessa ch’e’ solleciterebbe del suo meglio il ritorno non