Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/326

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316 GUERRE GOTTICHE

para con occulta fuga nel campo nemico, e vi appalesa il tutto. Re Totila, uditone, senza manifestarsi a chicchessia, appostossi tra quelle tenebre e con due mila prodissimi eletti guerrieri a trenta stadj lunge dalle mura, e non appena ebberli veduti sulla mezza notte a passare di là che tratte fuori le spade e venuti loro addosso ucciserne dugento; Sabiniano, Torimundo e gli altri tutti ebbero la propria salvezza dall’oscuritade, la cui mercé poterono campare entro Rimini, abbandonando ai Gotti l’intiero novero dei giumenti destinati al trasporto dei bagaglioni, delle armi e delle vesti.

III. Aussimo e Rimini hanno tra loro sopra la marina del seno Ionico due altre città, Pesaro e Fano, i cui edifizj nel principio di questa guerra Vitige avea messo in fiamme, e diroccalo forse una metà delle mura, per tema non i Romani addivenutine possessori recassero da quivi travaglio a’ suoi. Belisario non di meno volle occupare l’una di esse, ciò é Pesaro, sembrandogliene la posizione idonea al foraggiare. Il perché nel cupo della notte mandò persone legate in istretta amicizia seco a prendere le misure per lo largo e lungo di ciascheduna porta, ed avutele commise che se ne costruissero colla maggior segretezza di nuove, ben fortificandole di ferro, e terminate posele sopra barche ordinando a Sabiniano e Torimunto di accompagnare il convoglio colà, ove giunti metterebbonle prestamente in opera così pure, tenendosi bene in guardia, darebbon opera a racconciare del meglio loro con sassi, terra od altro materiale comunque i luoghi rovinati; ed il voler